Cogitando ovvero pensando. Da come si guarda il mondo nascono spesso pensieri e riflessioni che se rimangono al chiuso non provocano nessun effetto. Costruirò passo dopo passo il mio Blog dove poter scrivere qualche mio pensiero, brani di libri che ho letto, testi di canzoni, immagini, video, insomma tutto quello che più mi ha colpito. Non mi importa se giusto o sbagliato, chi lo leggerà potrà esprimere qualsiasi giudizio...l'importante che sia fatto con educazione e rispetto.
domenica 8 luglio 2012
GIUSTIZIA E OMISSIONI (Concita De Gregorio)..
È PER questo che la sentenza della Cassazione sulla Diaz genera sollievo, sì, perché una pagina di verità è stata scritta e certo assai peggio sarebbe stata un’assoluzione generale. Ma non basta, non riesce a ripristinare quella forse ingenua ma formidabile e condivisa sensazione di libera cittadinanza, di fiducia nel rispetto delle regole fondamentali, di possibilità di esprimersi e di manifestare consenso o dissenso che c’era prima. Prima di Genova, perché come le torri gemelle hanno segnato uno spartiacque per il mondo intero, il G8 ha scandito, in Europa, un prima e un dopo. Oggi la tenacia del sostituto procuratore Pietro Gaeta restituisce agli italiani una stilla di giustizia, ed è un’ottima notizia che qualcosa sia cambiato nel Paese e si possa ricominciare a farlo. Le pubbliche scuse e le pesanti meditate parole di Giorgio Manganelli, attuale capo della Polizia, fanno sperare negli uomini: perché le istituzioni sono gli uomini che le incarnano. Ciò non toglie
che sia troppo tardi, e troppo poco.
Undici anni sono il tempo che separa un bambino delle elementari dalla sua laurea, un esordio agonistico dal ritiro, sono il tempo di mezzo di una vita: troppi per aspettare i punti di sutura ad una ferita, quella che si vede sanguinare dalla testa di uno dei giovani della Diaz nella foto sui giornali che, identica di anno in anno, ferma il tempo da allora. Troppi per la ferita collettiva a un sentimento ormai in cancrena. Quelli che di noi erano alla Diaz, quella notte, sanno come sono andate le cose da quell’istante esatto. Dalle 23.30 del 21 luglio 2001. Sono andate come la sentenza assai tardivamente conferma, come ricostruisce per una piccola parte degli eventi da cui restano tuttavia esclusi i mandanti. Lo sanno con la precisione di un ricordo indelebile che chi ha potuto e voluto ha certificato fin dalle cronache del giorno dopo, nelle testimonianze ostinate e reiterate in tribunale, in ogni occasione pubblica e privata. Non ci volevano undici anni per dire che stavano tutti dormendo, nella scuola, che le luci erano spente quando sono arrivati i mezzi della Polizia e a centinaia i caschi blu. Che i vetri
sono stati rotti dall’esterno verso l’interno, i cocci delle finestre erano tutti dentro, non uno in cortile. Che l’irruzione è stata comandata a freddo, che chi dormiva si è svegliato e ha cercato di salvarsi correndo su per le scale ma molti sono rimasti dov’erano, invece, perché non capivano e non sapevano cosa dovessero temere, e sui loro sacchi a pelo sono stati massacrati. Che non c’erano passamontagna di black bloc in quella scuola, nulla è stato portato via quella notte che non fossero persone in barella. Lo sappiamo da quel-l’istante perché lo abbiamo visto accadere minuto per minuto, abbiamo visto le luci accendersi dopo l’irruzione e sentito le urla salire lungo i piani, perché siamo entrati nella scuola subito dopo e a terra c’erano libri, diari, documenti, mutande, una bibbia in corridoio, una scatola di tampax per le scale, una copia del Don Chisciotte strappata, sangue dappertutto. Sangue sui registri della scuola, sulle maniglie antipanico delle porte, sui banchi, tantissimo sangue nei bagni. E quella scritta, comparsa subito, pennarello su foglio bianco, in inglese: non lavate questo sangue.
Abbiamo visto in quel cortile, quella notte, il responsabile delle relazioni esterne della Polizia di Stato Roberto Sgalla, braccio destro di De Gennaro allora capo della Polizia, parlare al telefono cellulare fino ad operazioni concluse, per così dire. Fino a che il novantatreesimo corpo è stato portato via in barella. E abbiamo sentito il questore di Genova Colucci dire, poche ore dopo, che Sgalla era stato mandato alla Diaz da De Gennaro stesso, in quelle ore assente da Genova. Salvo ritrattare anni dopo, a processo, e modificare la versione: a convocare Sgalla, ha messo a verbale Colucci, sono stato io. Da questa nuova versione è scaturita la sentenza che certifica l’estraneità di De Gennaro ai fatti.
Non fu il capo della Polizia, dunque, a disporre “la macelleria messicana” della
Diaz — dice quella sentenza — né furono gli esponenti politici del centrodestra al governo presenti in massa durante le operazioni, nessuno dei quali ha mai pronunciato una sola parola di autocritica, di giustificazione, di spiegazione. Se ne deduce che gli alti dirigenti di Polizia ora sospesi dalle pubbliche funzioni, molti dei quali nel frattempo promossi a più alti incarichi e infine, undici anni dopo, condannati, abbiano agito quella sera di loro iniziativa: che abbiano disposto a freddo la mattanza senza essere stati da alcuno autorizzati a farlo. Così, una loro idea.
Ricordiamo a chi avrebbero potuto chiedere un parere, proprio lì sul posto e sul momento, se ne avessero avvertita l’esigenza. A Gianfranco Fini, allora vicepresidente del Consiglio e in quei giorni prima in visita alla sala operativa della questura poi, il sabato della morte di Carlo Giuliani, chiuso nella caserma di San Giuliano. A Claudio Scajola, allora ministro dell’Interno ma fin da allora evidentemente inconsapevole. A Filippo Ascierto, ex carabiniere e responsabile Difesa di An, in quei giorni a capo di una delegazione di parlamentari costantemente presente
negli uffici di pubblica sicurezza: tra la sala operativa e il comando provinciale dell’Arma alla vigilia dell’assalto alla Diaz transitarono con Ascierto Giorgio Bornacin, An, eletto a Genova, Federico Bricolo, Lega, Ciro Alfano, Biancofiore, e Giuseppe Cossiga, eletto con Forza Italia. Fu suo padre Francesco qualche settimana dopo a pronunciare al Senato il celebre discorso in favore di Scajola, alla vigilia del voto che rinnovava al ministro la fiducia del Parlamento. In assenza dell’accertamento di una responsabilità politica e/o gerarchica le condanne di Gratteri, Luperi, Calderozzi e dei loro colleghi nulla dicono su quale sia stata la catena di comando che ha disposto il massacro della Diaz e qualche giorno dopo quello di Bolzaneto, carcere dove i reclusi venivano picchiati in cella al suono di Faccetta nera nei telefoni cellulari, suoneria del resto in voga ancora oggi negli uffici pubblici delle principali municipalizzate romane, chissà se è al corrente Alemanno. Giova infine ricordare, per quanto ovvio, che a Genova era naturalmente presente Silvio Berlusconi, allora
e per molto tempo ancora presidente del Consiglio. Della morte di Carlo Giuliani disse, quel pomeriggio: “Un inconveniente”.
Bene dunque che il clima sia cambiato, che si possa oggi salutare una pagina di verità con una consapevolezza collettiva che certo ci arriva anche dalle tragedie di Cucchi e Aldrovandi, chè il pericolo del sopruso vestito da istituzione è sempre in agguato. Bene le scuse, peccato per le omissioni. Resta ancora da scrivere, imminente, la sentenza per dieci manifestanti accusati di “devastazione e saccheggio”, termini adatti ad una guerra benché di guerre tra eserciti non si sia vista traccia, a Genova. Le guerre si combattono tra schieramenti avversi e in armi, non le combattono i cittadini che manifestano contro coloro che sono chiamati a garantire la sicurezza di tutti, anche la loro. Per quei dieci manifestanti sono stati chiesti 100 anni di carcere. Anche dall’esito di quella sentenza dipenderà la possibilità che la ferita del G8 possa cominciare, con così grave ritardo e tante amputazioni, a chiudersi.(
La Repubblica del 07.07.2012)
lunedì 9 aprile 2012
domenica 8 aprile 2012
di notte – erri de luca
è bella di notte la città. c’è pericolo ma pure libertà.
ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno
aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. ci si saluta, ci si conosce, tra
quelli che campano di notte. le persone si perdonano i vizi. la luce del giorno
accusa, lo scuro della notte dà l’assoluzione. escono i trasformati, uomini
vestiti da donna, perché così gli dice la natura e nessuno li scoccia. nessuno
chiede conto di notte. escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno
vengono respinti. è una tasca rivoltata, la notte nella città. escono pure i
cani, quelli senza casa. aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani
riescono a campare senza nessuno. di notte la città è un paese civile
non c’era lavoro più importante – helen simonson
lei rise. e lui pensò che non c’era lavoro più importante, e
più gratificante, del riuscire a farla ridere ancora
Sono briciole (Antonio Tabucchi)
la vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare…
un po’ qua e un po’ là, come meglio crede, sono briciole, il problema è
raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, e qual è il granello che sostiene
l’altro?
sabato 7 aprile 2012
PER I LICENZIATI NON CI SARA’ LO SCIVOLO. SOLO IL CALCINCULO. (Di Dario Vergassola)
Nei giorni scorsi, il governo ha
presentato la riforma del lavoro, scatenando la reazione dei sindacati e,
seppure un po' in ritardo, quella del Pd. Bersani irritato con l'esecutivo,
infatti, ha dichiarato: "I patti non erano questi". Pare che il
governo abbia ignorato completamente le sue indicazioni, manco fossero alle
primarie del Pd. Alfano, però, ha subito replicato a Bersani, appoggiando il
governo, e dicendo: "No a una riforma al ribasso". Per intenderci una
tipo: da Pci a Pds a Ds a Pd... In segno di protesta contro la modifica
dell'articolo 18, la Cgil dal canto suo ha proclamato 16 ore di sciopero. Per
due giorni, quindi, i lavoratori si asterranno dall'essere licenziati. Ma sulla
questione dell'articolo 18 c'è anche chi si augura che si vada verso il modello
tedesco. Cioè, in caso di licenziamento, gli operai della Fiat saranno
riassunti dalla Volkswagen. Mario Monti e Elsa Fornero, intanto, tengono duro e
difendono le scelte fatte illustrando orgogliosi la loro riforma punto per
punto. Vediamone alcuni: Basta allo stage gratuito in azienda. Chi vuole caffè
e fotocopie, le dovrà pagare. Il contratto a tempo indeterminato sarà
dominante. Mentre l'operaio continuerà ad essere slave. L'articolo 18 non
riguarderà gli statali. Che quindi potranno continuare ad essere assunti senza
giusta causa. Per chi viene licenziato non ci sarà più lo scivolo. Solo
altalena e soprattutto calcinculo. Tutto ciò che è previsto oggi dai vari tipi
di ammortizzatori sociali dovrebbe confluire in una sorta di Inail per la
disoccupazione universale. Compresa quindi quella di Yoda, Leila e Obi-Wan
Kenobi: "Che la cassa sia con te!". Per i contratti a progetto, o i
vecchi co.co.co., ci saranno più paletti. Inutile specificare dove li
infileranno. Il presidente Monti si era raccomandato con la Fornero e con gli
altri membri del governo che la riforma fosse pronta prima del suo viaggio in
Cina. Sarebbe stato troppo complicato spiegare ai cinesi cosa sono i diritti
dei lavoratori. A ogni modo il premier ha ribadito che dovrà essere il
Parlamento a dire l'ultima parola sulla riforma del lavoro. Che, detto fra noi,
è come se a me dessero l'ultima parola a un convegno di sex symbol. Infine, a
rassicurare tutti, è arrivato anche Giorgio Napolitano, che ha difeso l'operato
del governo e ha dichiarato: "Non credo che ci sarà una valanga di
licenziamenti". E, anche se fosse, a lui che gli importa? Le valanghe i
danni li fanno a valle mica sul Colle.
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