Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c'è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare e lo fa.
Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.
Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.
Mi piace la gente che pensa
che il lavoro collettivo, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.
Mi piace la gente che conosce
l'importanza dell'allegria.
Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.
Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata
Mi piace la gente che, nell'accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.
Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo "i miei amici".
Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.
Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.
(m.b.)
Cogitando ovvero pensando. Da come si guarda il mondo nascono spesso pensieri e riflessioni che se rimangono al chiuso non provocano nessun effetto. Costruirò passo dopo passo il mio Blog dove poter scrivere qualche mio pensiero, brani di libri che ho letto, testi di canzoni, immagini, video, insomma tutto quello che più mi ha colpito. Non mi importa se giusto o sbagliato, chi lo leggerà potrà esprimere qualsiasi giudizio...l'importante che sia fatto con educazione e rispetto.
sabato 28 maggio 2011
sabato 25 dicembre 2010
mercoledì 15 dicembre 2010
Far da potta e da culo. (Dizionario livornese - Borzacchini)
Sublime locuzione di autentico stampo toscano, assai usata in ambito livornese.Di origine popolare, essa è passata- nonostante l'apparente crudezza - al parlare comune, in virtù del suo elevato potenziale di espressività e immediatezza che ne fanno un vero e proprio fiore all'occhiello del superbo linguaggio labronico.Si ritiene pleonastico illustrarne il significato, ma ad usum pisani, diremo che con tale locuzione si suole palesare la condizione di colui che svolga molteplici funzioni in stato di necessità o di costrizione o-che sia particolarmente indaffarato in diverse bisogne e di ciò manifesti doglianza e rammarico. Non vi è chi non veda il Cardinali, in primo luogo, di cui è ben nota la frequente querimonia: «... al Vernacoliere mi tocca sempre fa' da potta e da culo!» - l'accorta contaminatio tra i due organi citati, al fine di creare quel clima di incertezza tipico delle situazioni in cui si affrontano scelte improvvise e mutevoli e pertanto restituire appieno l'ansia esistenziale che coglie l'uomo contemporaneo di fronte all'incalzare degli eventi.Nella stessa guisa in cui Maria la Sudicia (Dirty Mary, la chiamava affettuosamente l'Arcivescovo di Canterbury), rinomato budello della seconda metà del diciannovesimo secolo, ebbe a dire: «...tra 'r culo e la potta ci 'orre tre dita...»; altrettanto riconosciamo che tale risibile distanza da un lato distingue ontologicamente i due binomi organo-funzione, ma dall'altro «...li accoppia nel fatale ruolo, nell'attimo supremo e travagliato del dubbio se sia meglio pigliallo nella potta o ner culo», cfr. Z. ZEFFY-RELLY, Il culo è la potta dell'avvenire, Le Cascine, Firenze 1955; (v. anche: P. A. QUIRICI, Pígliallo o metterlo? in «Questioni di metodo», Ravenna 1991).Proprio per questo la locuzione in oggetto acquista il vigore di una rassegnata ma virile presa d'atto dell'immutabile assunto che comunque- da una parte o dall'altra - sono sempre i soliti a prenderlo sotto la coda, così come son sempre i soliti quelli che ce lo buttano.
mercoledì 17 novembre 2010
venerdì 1 ottobre 2010
IL GIOCATORE .....
.....non aver paura
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi
particolari
che si giudica un giocatore
...un giocatore lo vedi dal
coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi
particolari
che si giudica un giocatore
...un giocatore lo vedi dal
coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia
giovedì 11 marzo 2010
PAROLE SILENZIOSE
sono le parole più silenziose, quelle che portano la tempesta. pensieri che incedono con passi di colomba guidano il mondo
DDL 'Lavoro': attacco all'articolo 18, peggiore di quello del 2002
L'attacco che sta subendo l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori è peggiore di quello del 2002. Allarmante il giudizio dei giuristi della CGIL che non usano mezzi termini contro il DDL 'Lavoro', passato all'esame del voto del Senato pochi giorni fa. A spiegare nel merito alcuni importati aspetti della Legge approvata è Lorenzo Fassina, dirigente dell'Ufficio Giuridico della CGIL Nazionale, al quale abbiamo chiesto quali sono le differenze rispetto al precedente tentativo di modifica dello Statuto dei Lavoratori.
Quale è il giudizio sul provvedimento di riforma?
Mentre nel 2002 veniva attaccato solo l’articolo 18, con la nuova legge si fa di peggio, nel senso che si fa in modo di svilire tutte le norme di legge e di contratto collettivo attraverso la certificazione e l’arbitrato.
Sarà infatti possibile, per il datore di lavoro, imporre un contratto certificato nel quale il lavoratore rinuncia a priori alla tutela giudiziaria per affidare la futura controversia ad una “giustizia privata”, ossia l'arbitrato. Gli arbitri, quando saranno chiamati a decidere sulla controversia tra dipendente e datore di lavoro, potranno addirittura giudicare “secondo equità”, ovvero senza il rispetto delle norme di legge (come l’articolo 18) e di contratto collettivo. In questo modo, oltre a svuotare di significato le norme di legge a tutela del lavoratore, il nuovo provvedimento del Governo rende, di fatto, inutile la contrattazione collettiva.
Occorre anche sottolineare la palese falsità delle affermazioni di Sacconi quando dice che l’arbitrato non pregiudicherà la via alla giustizia ordinaria: così non è, incontestabilmente. Ma quel che è peggio è che l’articolo 18 potrà essere disapplicato anche attraverso un altro percorso. L’articolo 30 della nuova legge dice infatti che il giudice dovrà tener conto delle nozioni di giusta causa e di giustificato motivo di licenziamento contenute nel singolo contratto individuale certificato. In questo modo il giudice potrà ritenere giustificato un licenziamento anche se in contrasto con le norme di legge, non reintegrando quindi il lavoratore nel posto di lavoro.
Quali possono essere le immediate conseguenze?
I datori di lavoro potranno utilizzare, su vasta scala, lo strumento offerto dalla nuova legge. Approfittando della condizione di debolezza delle persone in cerca di lavoro, potranno portare gli aspiranti lavoratori, dal momento della stipula di un contratto, davanti ad una commissione di certificazione per fargli sottoscrivere contratti di assunzione in cui sarà sancita sia la rinuncia alla normale azione giudiziaria che l’affidamento ad arbitri della risoluzione delle future liti.
Chi saranno i più colpiti da questo nuovo dispositivo di legge?
Premesso che la condizione di debolezza accomuna la stragrande maggioranza dei lavoratori, soprattutto quelli con le qualifiche medio-basse, la nuova legge colpirà in modo molto duro i lavoratori precari, i contrattisti a progetto, i lavoratori a termine, gli associati in partecipazione, quelli trasferiti e quelli somministrati (staff leasing).
Inoltre va aggiunto che l’articolo 32 della nuova legge introduce una vera e propria “corsa contro il tempo” per far valere i propri diritti davanti ad un giudice. Se il provvedimento del datore di lavoro non sarà contestato entro il termine strettissimo di 60 giorni, e non più cinque anni, il diritto del lavoratore sarà carta straccia.
L’esempio emblematico può riguardare un lavoratore che ha appena concluso un contratto a termine e che è in attesa di un rinnovo da parte del datore di lavoro. Nella speranza di riprendere l’attività lavorativa con un nuovo contratto a termine il lavoratore aspetterà di essere chiamato e lascerà trascorrere i 60 giorni stabiliti dalla nuova legge per contestare il precedente contratto. In questa attesa, quindi, si consumerà quel breve lasso di tempo e il lavoratore avrà perso ogni possibilità di contestare il precedente contratto.
Da tutto quello che abbiamo detto appare più che giustificata l’affermazione di Epifani quando dice che “da ora in poi, i lavoratori, saranno più soli e più ricattabili”.
Quale è il giudizio sul provvedimento di riforma?
Mentre nel 2002 veniva attaccato solo l’articolo 18, con la nuova legge si fa di peggio, nel senso che si fa in modo di svilire tutte le norme di legge e di contratto collettivo attraverso la certificazione e l’arbitrato.
Sarà infatti possibile, per il datore di lavoro, imporre un contratto certificato nel quale il lavoratore rinuncia a priori alla tutela giudiziaria per affidare la futura controversia ad una “giustizia privata”, ossia l'arbitrato. Gli arbitri, quando saranno chiamati a decidere sulla controversia tra dipendente e datore di lavoro, potranno addirittura giudicare “secondo equità”, ovvero senza il rispetto delle norme di legge (come l’articolo 18) e di contratto collettivo. In questo modo, oltre a svuotare di significato le norme di legge a tutela del lavoratore, il nuovo provvedimento del Governo rende, di fatto, inutile la contrattazione collettiva.
Occorre anche sottolineare la palese falsità delle affermazioni di Sacconi quando dice che l’arbitrato non pregiudicherà la via alla giustizia ordinaria: così non è, incontestabilmente. Ma quel che è peggio è che l’articolo 18 potrà essere disapplicato anche attraverso un altro percorso. L’articolo 30 della nuova legge dice infatti che il giudice dovrà tener conto delle nozioni di giusta causa e di giustificato motivo di licenziamento contenute nel singolo contratto individuale certificato. In questo modo il giudice potrà ritenere giustificato un licenziamento anche se in contrasto con le norme di legge, non reintegrando quindi il lavoratore nel posto di lavoro.
Quali possono essere le immediate conseguenze?
I datori di lavoro potranno utilizzare, su vasta scala, lo strumento offerto dalla nuova legge. Approfittando della condizione di debolezza delle persone in cerca di lavoro, potranno portare gli aspiranti lavoratori, dal momento della stipula di un contratto, davanti ad una commissione di certificazione per fargli sottoscrivere contratti di assunzione in cui sarà sancita sia la rinuncia alla normale azione giudiziaria che l’affidamento ad arbitri della risoluzione delle future liti.
Chi saranno i più colpiti da questo nuovo dispositivo di legge?
Premesso che la condizione di debolezza accomuna la stragrande maggioranza dei lavoratori, soprattutto quelli con le qualifiche medio-basse, la nuova legge colpirà in modo molto duro i lavoratori precari, i contrattisti a progetto, i lavoratori a termine, gli associati in partecipazione, quelli trasferiti e quelli somministrati (staff leasing).
Inoltre va aggiunto che l’articolo 32 della nuova legge introduce una vera e propria “corsa contro il tempo” per far valere i propri diritti davanti ad un giudice. Se il provvedimento del datore di lavoro non sarà contestato entro il termine strettissimo di 60 giorni, e non più cinque anni, il diritto del lavoratore sarà carta straccia.
L’esempio emblematico può riguardare un lavoratore che ha appena concluso un contratto a termine e che è in attesa di un rinnovo da parte del datore di lavoro. Nella speranza di riprendere l’attività lavorativa con un nuovo contratto a termine il lavoratore aspetterà di essere chiamato e lascerà trascorrere i 60 giorni stabiliti dalla nuova legge per contestare il precedente contratto. In questa attesa, quindi, si consumerà quel breve lasso di tempo e il lavoratore avrà perso ogni possibilità di contestare il precedente contratto.
Da tutto quello che abbiamo detto appare più che giustificata l’affermazione di Epifani quando dice che “da ora in poi, i lavoratori, saranno più soli e più ricattabili”.
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